“IRIS”
scritto e diretto da
Marco Taddei
con
Matteo Cremon
Barbara Maselli
Pier Luigi Pasino
Fiorenza Pieri
Vito Saccinto
scene luci costumi: Camilla Ceretti
una produzione: NIM - Neuroni in Movimento
Argentina. Buenos Aires. Seconda metà degli Anni ’70. Durante la dittatura militare capeggiata dal Comandante Jorge Videla, Viviana, una ragazza argentina vittima della repressione di Stato è tenuta prigioniera dalle forze armate del suo paese. Tra agonie e torture, dà alla luce Iris. La bambina, strappata dalle braccia della madre, finisce nelle mani di Muriel ex-prostituta compagna del Bestia, sergente in carriera senza scrupoli, pronto a tutto per amore della donna. Per allattare la bimba la prigioniera viene trasferita a casa della coppia e dalla convivenza forzata delle due donne nasce un’intesa che le porterà ad allearsi per fronteggiare una situazione di oppressione e di violenza che le vede entrambe vittime di un sistema corrotto.
Note sullo spettacolo
Il 24 marzo del 1976, dopo anni di feroci conflitti sociali, di repressione e di terrorismo di stato, la Giunta Militare composta dai generali Jorge Videla, Orlando Agosti e Eduardo Massera prese il potere. Si parlò di golpe morbido, non come quello di Pinochet tre anni prima in Cile. Non ci fu nessun assalto, nessun bombardamento del Palazzo Presidenziale, nessun arresto di massa, nessuna esecuzione. In poco tempo il Piano di Riorganizzazione Nazionale, così venne chiamato il processo repressivo, divise il Paese in cinque zone militari. In ogni zona vennero creati centri clandestini di detenzione e squadre composte da civili e militari cominciarono a sequestrare le persone. All’inizio presero i militanti politici, poi studenti, assistenti sociali, preti delle comunità, sindacalisti, maestri e perfino soldati che avevano manifestato idee progressiste. Fu così che in Argentina fatti sparire (desaparecidos) più di trentamila esseri umani. La vicenda raccontata dal testo si rifà a molte storie realmente accadute durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983. Si è lavorato molto sull’improvvisazione, facendo esercizi che mettevano in gioco non solo le capacità attoriali, ma anche quelle umane. Un tentativo di avvicinarsi all’esperienza di chi quelle situazioni le ha realmente vissute, in un processo empatico con la storia e i personaggi. Dopo il progetto Il pergolato di tigli, Iris è stato un nuovo esperimento per portare avanti un teatro che non si riduca alla recitazione fine a se stessa. Perchè il teatro è anche un’atto sociale tra gli attori stessi e tra attori e pubblico.
La Compagnia NIM
Note dell’autore
Ho voluto Iris per due motivi: in primo luogo sentivo la necessità di provare a scrivere una drammaturgia e poi avevo voglia di raccontare una storia il più possibile vicina alla mia famiglia. I mie genitori hanno vissuto la dittatura (mia madre è Uruguayana, mio padre Argentino). Sono cresciuto ascoltando i loro ricordi, così ho voluto iniziare con un testo emotivamente coinvolgente per me. Mi interessava soprattutto sottolineare il rapporto che i personaggi hanno verso la vita umana e la forza delle donne nelle situazioni estreme. E’ un testo politico? Nella misura in cui parlare di cose realmente accadute significa fare politica. Quindi, direi di sì.
Marco Taddei




